Vigilia di Natale 2020, pensieri su un Natale “sobrio”

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Vigilia di Natale 2020 | Siamo arrivati al 24 dicembre, il che significa che tra una settimana “il peggior anno di sempre”, come il Time ha definito il 2020, sarà terminato. Prima però ci sono le feste. “Sobrie“. come ci ripetono da settimane, ma esattamente che significa?

Non so voi, ma io all’aggettivo “sobrio” ho sempre associato un tono leggermente moralistico. Non esagerare, non farti notare, non ostentare. Sii sobrio, appunto. E tra sobrio e anonimo, il confine a volte è labile. Solo che sobrio è positivo, socialmente accettato e, anzi, encomiabile, anonimo no. Se sei sobrio con ogni probabilità sei, agli occhi degli altri, una persona che tiene un basso profilo ma con eleganza. Se sei anonimo, semplicemente non hai niente di speciale. Questo Natale è stato proclamato sobrio forse per coprire quanto sia in realtà anonimo?

Niente cenone della vigilia, niente pranzo di Natale, niente festa alcol, amici e assembramenti per Capodanno. Tutti sul divano a guardare il Grande fratello Vip con i conviventi, cercando di valutarne il grado di trash. Per necessità, naturalmente. Il classico ritrovo con nonni, zii e company sarebbe oggettivamente troppo rischioso, anche se le mille deroghe alla “zona rossa delle feste” confondono le acque. Sembra di stare davanti a uno di quei problemi delle prove Invalsi, con un trabocchetto a ogni riga. Tre persone con più di 14 anni che si spostano insieme, no. Due con più di 14 anni e una di 13 anni e 364 giorni, sì. Ma se quattro persone con più di 14 anni prendono due macchine diverse?

Un Natale, dunque, (in teoria) sobrio nei numeri. Un’altra storia sono i contenuti. In tv e sui social si rincorrono gli inviti al raccoglimento spirituale e a sfruttare queste feste sottotono per allontanarci dal consumismo sfrenato degli ultimi quarant’anni. Il tono è quasi quello della predica e rieccolo, quel pizzico di moralismo che segue l’idea di sobrietà. Sembra la versione natalizia di quel “ne usciremo migliori” che illuse mezza Italia in primavera. Ma se regaleremo ai nostri amici delle tristissime candele, rigorosamente pagate con la carta per avere il cash-back, sarà solo perché non siamo tutti statali e in questi mesi abbiamo lavorato poco e male.

Difficile che dopo mezzo secolo di consumismo “all’americana” diventiamo tutti alfieri della vita frugale. I grandi centri commerciali ieri erano ancora pieni, come le vie dello shopping e i ristoranti giapponesi. A qualche strada di distanza da casa mia, due abitazioni gareggiano sulle luci natalizie come Betty Lou e Martha May ne Il Grinch: una ha anche una finta renna con slitta sul tetto. Ma sarà un Natale sobrio.

Qualcuno dice che, dopo la pandemia, dobbiamo cambiare, che dobbiamo rallentare. Mi permetto di guardarlo con scetticismo. Vogliamo rallentare, ma abbiamo accelerato anche i tempi della scienza pur di avere, per questa vigilia di Natale 2020, un Santa Claus distributore di vaccini surgelati. Forse sarebbe più onesto dire che vogliamo tornare alla vita che avevamo, anche se era frenetica, consumistica e a tratti individualistica. Io, se fossi il 2021, avrei già una terribile ansia da prestazione. Buone feste a tutti.

S.B.

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