Strage di Bologna, aspettare il treno 40 anni dopo

strage di Bologna. 40 anni dopo. Comune di Bologna

Il 2 agosto 1980 è passato alla storia come il giorno della strage di Bologna. Una bomba nella sala d’aspetto della stazione centrale, ottantacinque morti e duecento feriti. Un attentato nero, eseguito da Ordine Nuovo (organizzazione neofascista) con i soldi mandati da Licio Gelli (loggia massonica P2), stando alle ultime notizie diffuse dai media. Ma i mandanti? Mai individuati .

A quarant’anni di distanza, nella sala d’aspetto della stazione resta il segno della strage di Bologna. Ha la forma di una lunga targa commemorativa, che nelle giornate più tetre sembra una lapide collettiva, su cui si adagiano periodicamente fiori e corone. La targa è appesa al muro dove, nel 1980, c’è un armadio per i bagagli. Lì, in una borsa, è stata nascosto l’ordigno. La sala, distrutta dall’esplosione che ne ha fatto saltare il soffitto e almeno due pareti, è stata ricostruita quasi completamente. Solo un pezzo di pavimento sotto la targa è ancora originale: lì c’è un avvallamento più scuro, la forza della bomba ha lasciato la sua impronta.

Ricordare la strage di Bologna

Prima che il Covid-19 e lockdown stravolgessero la nostra quotidianità, io andavo ogni giorno a Bologna. Arrivavo alle 8,45 e poi stavo per un’ora in sala d’aspetto, a studiare, prima di iniziare il tirocinio. A febbraio, però, il mio studio era interrotto dall’arrivo di nutriti gruppi di studenti che entravano in massa, schiamazzando, e si fermavano davanti alla targa commemorativa. Solo allora facevano silenzio. L’insegnante, una professoressa che ricordo dai capelli grigi, raccontava la storia della strage di Bologna e, scorrendo l’elenco delle vittime, chiedeva agli studenti di chi volevano conoscere la storia. Io avevo dieci anni di più dei suo alunni, ma tutte le volte che la vedevo arrivare, circondata dai ragazzi, smettevo di studiare e mi mettevo ad ascoltare.

Iwao Sekiguchi, dal Giappone con il sogno dell’Italia

Iwao aveva 20 anni, studiava all’università nel suo Paese e aveva vinto una borsa di studio per un soggiorno a Firenze. Il 2 agosto 1980 si trovava a Bologna per incontrare una certa Teresa, forse un’amica, ma lei, come lui annota nel suo diario, non c’era. Iwao decide allora di comprare qualcosa da mangiare e di andare a Venezia, ma deve aspettare perché il primo treno utile è alle 11,11. La morte lo sorprende, a più di 9mila chilometri da casa, alle 10,25.

Rossella Marceddu, la moto e il bar

Rossella aveva 19 anni e rientrava con qualche giorno di anticipo da una breve vacanza al Lido degli Estensi (Ferrara). Doveva tornare in provincia di Vercelli, dove l’aspettava il fidanzato, e aveva pensato di fare il viaggio in moto. Tuttavia, su consiglio dei genitori che ritenevano la moto troppo pericolosa, aveva scelto il treno. E con il treno, per andare da Ferrara a Vercelli, bisogna cambiare a Bologna. Il 2 agosto 1980, quindi, Rossella si trova alla stazione di Bologna insieme a un’amica e decide di comprare qualcosa al bar, che si trovava vicino alla sala d’aspetto. Stava attraversando il sottopassaggio che portava al bar, quando l’esplosione l’ha travolta. L’amica, rimasta sul binario 4, si è salvata.

Strage di Bologna. Fermare il tempo, andare avanti

La strage di Bologna ha devastato decine di famiglie, spazzato via persone arrivate da tutta Italia e dall’estero. Molti giovani, anche. Chi era nella sala d’aspetto per una coincidenza persa, chi aveva deciso di cambiare meta o giorno di partenza. Casualità che, con il senno di poi, sembrano quasi un appuntamento con la morte. Per tutti loro il tempo si è fermato alle 10,25 del 1 agosto 1980, le loro foto in bianco e nero, incolonnate sui portali dedicati alla strage, non sono mai cambiate. Non sono mai invecchiati.

Il tempo è fermo anche per uno degli orologi della stazione, uno di quelli che si vedono da Piazza delle medaglie d’oro. Segna ancora le 10,25. Gli altri orologi della piazza, invece, funzionano. Per andare avanti, ma senza dimenticare.

La stazione di Bologna ogni 2 agosto torna teatro di una delle stragi più dure degli anni di piombo. Il tempo sembra riavvolgersi, ma, come un treno, poi riparte.

S.B.

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