Silvia e Ciro Grillo, qual è la vittima perfetta per uno stupro?

ragazza di spalle
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Continua a tenere banco il caso di Silvia e Ciro Grillo, figlio del comico Beppe Grillo. Il ragazzo è accusato di stupro di gruppo insieme a tre amici, ma nega che ci sia stata violenza. Per lui, come per gli altri, la ragazza, Silvia, era consenziente. Lo stesso sostiene Beppe Grillo, che ha difeso il figlio in un video (analizzato qui) che ha scatenato numerose polemiche. La guerra sul consenso di Silvia nasce dal fatto che lei non è la vittima perfetta per uno stupro. Non risponde ai miopi criteri con cui la nostra società decide se è verosimile o meno che una donna abbia subito una violenza sessuale.

1)Silvia non ha urlato né pianto

Resiste ancora l’idea che una donna che non urla, o non piange disperatamente, in fondo sia consenziente. Una sorta di agghiacciante distorsione del detto “chi tace acconsente“. E tra Silvia e Ciro Grillo non c’è stata lotta, anzi, un filmato mostrerebbe la ragazza ridere insieme al gruppo.

2)Il giorno dopo non era diversa

In questo caso la credenza popolare è che uno stupro deve lasciare la vittima evidentemente devastata. Si cerca una prova visibile di ciò che è accaduto: lividi, graffi, o almeno un viso più triste del solito. Se invece tutto sembra perfettamente normale, ecco che arrivano i dubbi.

Silvia dopo la notte passata nella villa di Grillo è andata a fare kite surf. Un normalità apparentemente perfetta che ha alimentato molte insinuazioni sulla sua sincerità. Solo negli ultimi giorni è saltata fuori la testimonianza di un dipendente del B&B dove la ragazza alloggiava: secondo lui, la mattina dopo lei non era la stessa. Adesso, con uno sguardo maschile che certifica che c’era qualcosa di diverso, cambia tutto. Ora sì che possiamo crederle.

In realtà, però, sono moltissime le donne che il giorno dopo una violenza sessuale hanno continuato la loro vita di sempre. Alcune delle loro storie, raccolte dall’hashtag #ilgiornodopo, raccontano di ragazze che sono andate a fare shopping, al cinema, a scuola, a lavoro. Come al solito.

3)Non sembra una “brava ragazza”

Silvia e Ciro Grillo si conoscevano da poche ore quando lei ha accettato di andare a casa sua. Pare che avessero bevuto in discoteca, e poi che abbiano bevuto di nuovo dopo. Ma in Italia (e forse non solo) la vittima perfetta è la “brava ragazza“. Questo concetto, o meglio questa gabbia di cui ancora non ci siamo liberate, crea un ideale di ragazza seria, sempre responsabile (anche se ha sì e no vent’anni), che non beve, non assume droghe, non si mette in situazioni pericolose, non va a casa di quattro semisconosciuti. Ed ecco infatti che Beppe Grillo avrebbe commissionato un’indagine privata su Silvia, la sua personalità e gli effetti dell’alcol su di lei. Perché se lei fosse una “cattiva ragazza”, una che frequenta molti uomini e perde facilmente il controllo, sarebbe molto più facile spostare l’immaginario da uno stupro di gruppo a una banale serata di eccessi.

S.B.

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