Scuole chiuse tra “digital divide” e “family divide”

scuole chiuse

Scuole chiuse, studenti a casa.

Il figlio del mio vicino di casa ha dieci anni. Sta finendo la quinta elementare e per lui scuole chiuse significa didattica online.

Qualche giorno fa era stata programmata una videochiamata di gruppo con le maestre e i compagni, ma in casa con lui c’erano solo i nonni. Uno dei due salì da noi a citofonare per chiedere se gentilmente potevo scendere ad aiutarlo. Loro non sapevano nemmeno che cos’è “questo Goglemet ” (altrimenti conosciuto come Google Meet).

Scesi. La classe del ragazzino è formata da una ventina di bambini ma dopo un’ora di tribolazioni, tra email perse e microfoni che non funzionavano, ne  mancavano ancora un paio. Davide che non aveva un computer e Mia che aveva un computer troppo vecchio. Al loro posto restarono due pallini colorati, con il bottone rosso di “offline”. Gli altri si salutarono, fecero caciara, corressero i compiti. A Mia e Davide le maestre avrebbero mandato solo un messaggio con le risposte giuste.

Scuole chiuse e didattica a distanza, ma chi non ha Internet?

In tempi di scuola online, non avere una connessione o un computer diventa un problema. Non l’unico, ma uno abbastanza rilevante.

Che qualcuno non abbia Internet, nell’Italia del 2020, può sembrare paradossale. Un accesso, almeno dal cellulare, sembriamo avercelo praticamente tutti. Eppure “praticamente tutti” non significa “tutti”. Infatti, un articolo del giornale La Stampa calcolava, nell’ottobre del 2018, un 21% di italiani che ancora non ha accesso al web. Questa percentuale è “gonfiata” da molti anziani, ma non si tratta solo di loro: si parla anche di un ragazzo su dieci. In una classe media, di 20 o 25 persone, circa due studenti. Davide e Mia.

Gli americani lo chiamano “digital divide“. Divario digitale. Ovvero la differenza tra chi ha accesso alla rete e chi no. Tra chi ha un device di ultima generazione e chi un vecchio computer fisso dell’era antidiluviana. In un’aula virtuale, tra chi è presente ogni giorno e chi solo quando è il suo turno di prendere il computer. Tra chi può collegarsi e vedere amici e insegnanti, e chi resta un rettangolo morto.

Non solo tecnologia: esiste anche un “family divide”?

Anche con le scuole chiuse i bambini dovrebbero seguire le lezioni e fare i compiti, ma non per tutti è così facile. E non è solo un problema di tecnologia.

Il figlio del vicino è quasi sempre solo in casa con i nonni. La madre ha una tabaccheria, che resta aperta anche in questi giorni di quarantena, il padre vive in un’altra città con la seconda moglie. E anche questo conta.

Giada, una delle sue compagne di classe, compariva invece nella videochiamata con la mamma accanto che le puliva la webcam. Si sentiva il babbo parlare nell’altra stanza, la mamma gli disse di mandare i compiti di Giada alla maestra, lui venne a prendere il libro. Non penso di dover essere io a dirvi che non è la stessa cosa.

Coronavirus e scuole chiuse, meno disuguaglianze?

In ogni classe ci sono delle disuguaglianze tra gli studenti. Dire il contrario è nel migliore dei casi ingenuo, nel peggiore ipocrita. Ci sono tra chi eccelle e chi arranca, tra chi fa educazione fisica sudando come un cammello in una t-shirt firmata e chi ha le scarpe di tela del mercato.

Il Coronavirus non ha annullato queste disuguaglianze, le ha semplicemente trasformate. Chi ha un buon pc c’è, chi non ce l’ha resta un pallino spento.

S.B.

Leggi anche: Coronavirus in Italia, diario di una Millenial {1}