Piccole donne Jo March,una scrittrice tra le massaie

Piccole donne Alcott

Piccole donne‘ Jo March, una ribelle in famiglia

La famiglia March, protagonista del romanzo Piccole donne di Louisa May Alcott, è composta da sei persone: il signor March, soldato durante la guerra di secessione americana (1861-1865), la signora March e le loro figlie Meg, Jo, Beth e Amy.

Tra le ‘piccole donne’ Jo March è la più ribelle. Spesso scontrosa e irascibile, rifiuta il galateo che la società del tempo imponeva alle ragazze e prova una forte indisposizione per le trine, i merletti e i vestiti che invece la sorella Meg desidera ardentemente. I pochi vestiti di Jo sono semplici e bruciacchiati, perché lei ha la brutta abitudine di stare vicino alle candele. I suoi capelli sono sempre scarruffati e le sue mani macchiate di inchiostro. Ai balli di gala Jo preferisce le recite organizzate con le sorelle, alle feste gli spensierati giri nei campi con l’amico Laurie. Le amiche di Meg sognano una vita di agi da mogli di grandi signori, vita che nemmeno la stessa Meg disdegnerebbe, ma Jo no. Lei vuole essere indipendente.

I racconti di Jo, scrittrice donna in una società di uomini

Per aiutare la famiglia che versa in serie difficoltà economiche, Jo inizia giovanissima a sfruttare il suo più grande talento: la scrittura.

Scrive racconti e li vende a giornali che la pagano a colonne. Scrive quello che il pubblico cerca e accetta, seppur controvoglia, i tagli degli editori. Vorrebbe opporsi, ma il bisogno di denaro la frena. La scrittura le porta un discreto guadagno e questo fa sentire Jo realizzata, importante per la sua famiglia. Per le piccole donne Jo March è un sostegno indispensabile.

E che sia una donna a portare un’entrata non trascurabile, in una famiglia ottocentesca, è tutt’altro che comune. La consuetudine del tempo vorrebbe che una donna si dedicasse alla casa e ai figli, come fa Meg quando si sposa, per diventare una brava massaia. Questa prospettiva, però, lascia Jo atterrita.

Jo March, un personaggio ancora attuale

Tra le ‘piccole donne’ Jo March è quella a cui è più facile, nel 2020, sentirsi vicini. Orgogliosa, determinata e fuori dagli schemi, incarna quella forza d’animo che la rende, 150 anni dopo, un personaggio ancora vivo. Più difficile è rispecchiarsi nelle umili aspirazioni di Beth, che non desidera altro che restare vicina alla sua famiglia, o nelle speranze d’amore in stile ‘due cuori e una capanna’ di Meg.

Ma Jo è moderna anche perché subisce molte critiche. La sua stessa famiglia, pur con affetto, la considera un maschiaccio. Il suo essere così poco simile alle altre ragazze la rende, agli occhi di tutti, poco femminile e troppo selvaggia. L’idea condivisa dalle altre March è che Jo, pian piano, cambierà. Che smusserà il suo carattere e, come tutte, si sposerà e avrà dei figli. Jo, però, non è disposta ad accettare che, in quanto donna, l’amore debba essere la sua massima aspirazione. Le sta stretta la possibilità di un matrimonio con il ricco Laurie, che considera solo un amico, e nonostante la solitudine la metta a dura prova, lei vuole di più. Come pubblicare un romanzo e poi, ormai trentenne, fondare e dirigere una scuola.

Sono passati 150 anni dalle avventure di Jo, eppure capita ancora di sentir definire una ragazza ‘maschiaccio’, come se la femminilità fosse ferma all’idea ottocentesca di vestiti pieni di trine e sogni d’amore. E capita ancora, alle donne che scelgono di puntare sulla carriera, di sentirsi dire che cambieranno idea o che se ne pentiranno. Ma le donne, come Jo sa bene, non hanno solo un cuore. Hanno anche un’anima, delle ambizioni, dei talenti.

S.B.

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