Patrick Zaky, non dimentichiamoci di lui [intervista]

freedom for Patrick Zaky
l'Università di Bologna per Patrick Zaky

L’Italia viaggia a scartamento ridotto per il Coronavirus e anche se gli italiani sembrano aver smesso di saccheggiare i supermercati e i mass media hanno ripiegato sulla cautela, inevitabilmente ci siamo persi qualcosa. Nei primi giorni dell’epidemia, infatti, i mezzi di informazione erano letteralmente monopolizzati dal virus e molte notizie sono passate in secondo piano. Così pochi sanno che una settimana fa c’è stato un terremoto in Calabria (magnitudo 4.4) e la condanna per stupro di Harvey Weinstein, che in un’altra situazione avrebbe tenuto occupati giornalisti e opinionisti per ore, è finita in coda. Poi c’è Patrick Zaky. Studente internazionale dell’Università di Bologna, è stato arrestato lo scorso 7 febbraio ed è attualmente in carcere in Egitto in attesa di udienza. I motivi del suo arresto non sono chiari, anche se alcuni giornali hanno parlato dell’attivismo di Patrick per la comunità LGBTQ+. A Bologna l’Alma Mater sta cercando di non far calare il silenzio sulla vicenda, ma con l’università chiusa per la seconda settimana consecutiva non è così semplice.

A fare il punto della situazione con me è Stefano Dilorenzo (Sinistra Universitaria), membro del Consiglio degli Studenti dell’Università di Bologna.

Ciao Stefano, ci sono novità su Patrick Zaky?

Continuiamo a monitorare la situazione attraverso i canali istituzionali. Purtroppo non ci sono grandi novità, se non quella appresa da Repubblica per cui i genitori hanno potuto vedere Patrick e portargli dei libri per studiare.

L’Italia in queste settimane sta rallentando a causa del Coronavirus e l’Università è chiusa, come state cercando di farvi sentire nonostante le restrizioni?

Abbiamo voluto aderire alla mobilitazione di Amnesty International, pubblicando un selfie sui social con la scritta “Freedom for Patrick“. Chiederemo all’Ateneo di Bologna di appendere lo striscione di Amnesty dal Rettorato ed eventualmente fuori da tutte le sedi centrali dei dipartimenti.

Dopo le mobilitazioni del mese scorso avete avuto risposte dalla Farnesina?

La Farnesina ha fatto sapere all’Università di Bologna che si sta interessando del caso, ma più di questo non abbiamo saputo.

E dall’Unione Europea?

Attraverso Primavera degli Studenti, la nostra associazione nazionale, siamo in contatto con Brando Benifei, parlamentare europeo e capogruppo della delegazione italiana del PSE, ma per ora non ci sono novità oltre quelle apprese dai principali media. Siamo felici delle parole pronunciate nelle scorse settimane dal presidente del parlamento europeo David Sassoli e ci auguriamo che possano presto convertirsi in un impegno concreto. (ndr.: Sassoli aveva chiesto che l’Egitto rilasciasse immediatamente Zaky)

Il 7 marzo Patrick affronterà una nuova udienza, vi sentite ottimisti sul suo esito?

Non possiamo perdere la speranza e ci auguriamo di poter tornare a condividere le aule con Patrick quanto prima. Nel frattempo, dobbiamo impedire che i riflettori su Patrick si spengano.

[AGGIORNAMENTO 7 marzo: la custodia cautelare per Patrick è stata rinnovata per altri 15 giorni]

Per mostrare la propria solidarietà a Patrick, l’Università di Bologna ha accostato al suo logo un nastro rosso. Accanto, un paio di occhiali e la scritta “for Zaky”. A questo si aggiungono le ultime dichiarazioni del rettore Francesco Ubertini che ha ribadito la volontà di mantenere alta l’attenzione e l’impegno fino a quando Patrick non potrà tornare a frequentare i suoi studi.

La vicenda di Patrick Zaky continua dunque ad avere molte zone d’ombra, ma quel che è certo è che nessuno vorrebbe un altro Giulio Regeni. La vicinanza tra i due casi, che si spera avranno un epilogo molto diverso, è stata tradotta in un abbraccio in un murales. Realizzato a Roma, vicino all’ambasciata Egiziana, è in realtà scomparso dopo pochi giorni. Evidentemente, come ha denunciato l’autrice Laika su Instagram, a qualcuno faceva paura.

S.B.