olimpiadi tokyo 2020

Olimpiadi Tokyo 2020 – Una provocazione…

Si sono concluse oggi le Olimpiadi Tokyo 2020. L’Italia torna a casa con un medagliere da record, ma oltre allo sport c’è di più. Infatti, più che mai questi sono stati Giochi che hanno affiancato allo sport molte altre questioni. Il problema della salute mentale, il Black Lives Matter, la vicenda dell’atleta bielorussa che il regime voleva rimpatriare, ad esempio. Poi, ancora, le rivendicazioni delle donne: la scelta delle ginnaste tedesche di indossare un body intero, anziché il classico sgambato, e la rivincita di Lucilla Boario, una delle “cicciottelle dell’arco” (titolo di giornale sui Giochi di Rio 2016).

La storia di Lucilla Boario accende i riflettori su un’ulteriore problema: il modo in cui i giornali parlano delle atlete. Professioniste chiamate solo con il nome di battesimo, come se fossero la vicina della porta accanto, mentre per i colleghi si usa logicamente il cognome; interi pezzi dedicati alla vita privata delle vincitrici e alle loro probabili (secondo chi?) aspirazioni di matrimonio e famiglia; commenti sull’aspetto fisico delle donne, non pertinenti con la loro performance in gara. Questo stile sessista ha ricevuto numerose critiche negli ultimi anni, ma non è del tutto scomparso. Immaginiamo allora, in modo ironico e provocatorio, che le parti siano invertite. Scriviamo un articolo su un immaginario atleta uomo alle olimpiadi Tokyo 2020, con tutti gli stereotipi che colpiscono le donne. Lo chiameremo Mario.

Mario, il ragazzo oro che incanta Tokyo

Mario Bianchi, trentadue anni, occhi azzurri e sorriso sicuro, è medaglia d’oro nello skateboard. Una favola, la sua, iniziata in un piccolo paese del nord Italia, dove vive tutt’ora con la fidanzata e i loro due cani, Pallina e Romeo. Al paese, duemila abitanti o poco più, nessuno ci crede: Mario ha vinto le Olimpiadi, è tutto vero? (*fotografia con zoom sui bei glutei di Mario*).

Un campione umile che colpisce subito per la sua bellezza singolare – l’ha presa dalla mamma, rivendicano alcuni parenti con orgoglio -, a cui però si aggiunge un gran cervello. Mario ci ha sempre creduto, ha condotto la gara perfetta, con testa e cuore, e ha vinto. Il sogno è realtà, e ora? Dopo quindici anni di attività agonistica a ritmi frenetici, non nega che la fatica inizia a farsi sentire. Conciliare lo sport fatto a un livello così alto con la vita privata non è facile. Forse è arrivato il momento di appoggiare lo skateboard al muro e chiedere a Francesca, la sua compagna da una vita, di sposarlo. Quando glielo chiediamo, Mario non nega che gli piacerebbe. Le nozze e, perché no, anche un figlio. Un finale da favola per una fiaba dorata.

Se questo articolo vi fa un po’ridere, o vi sembra patetico, o qualsiasi altra cosa vi susciti, chiediamoci perché dovremmo parlare così di una atleta. Qualcuno dirà che di articoli come questo ormai non ce ne sono più, ma non lasciamoci ingannare: ci sono. E se anche non ci fossero, appena cinque anni fa Lucilla Boario e le sue compagne di squadra erano “le cicciottelle dell’arco”. Cinque anni fa, non cinquanta. Dalle Olimpiadi Tokyo 2020 è tutto. Linea a Parigi 2024.

S.B.

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Sara, 23 anni, pendolare, femminista e sognatrice (ordine invertibile). Al momento studio Informazione, culture e organizzazione dei media all'Università di Bologna, nel futuro mi vedo gattara e (si spera) giornalista. Nel tempo libero, leggo di politica e coltivo opinioni impopolari. Un esempio? Sono convinta sostenitrice del mantenimento della didattica mista all'università anche dopo l'emergenza Covid-19.