La zona rossa è uno stato d’animo: l’accidia

covid 19 rosso

Stare in zona rossa in primavera è una Caporetto psicologica. Ma stare in zona rossa in una regione arancione è persino peggio. Sapere che 15 chilometri più in là si può uscire liberamente rende le restrizioni, se possibile, ancora più asfissianti. Non mi è mai piaciuto l’arancione, ma nell’ultimo anno è diventato il mio colore preferito. Prima del Covid era il rosso.

Il problema della zona rossa è che, ormai, è diventata uno stato d’animo. E tra tutti gli stati d’animo possibili, probabilmente assomiglia all’accidia. In un primo momento ho pensato alla tristezza, ma il paragone non funziona: per essere tristi, di solito, serve qualcosa (un esame bocciato, una lite con un amico, una brutta giornata a lavoro), ma per noi studenti in zona rossa non succede niente, le giornate si susseguono tutte uguali . E il peggio è che di questo ci dovremmo pure sentire sollevati: chi si ammala, o chi perde una persona cara per il Covid non può dire altrettanto. Loro sì che ce l’hanno quel qualcosa per essere tristi.

L’accidia è uno stato d’animo particolare, un misto di indolenza e apatia, incapacità di agire, noia, indifferenza. Nella Divina Commedia – libro dell’anno di cui un po’tutti abusano – gli accidiosi se ne stanno nell’Inferno, sprofondati nella palude dello Stige. sono completamente sommersi, la loro presenza è segnalata solo dalle bolle che increspano la superficie dell’acqua. Rende bene l’idea.

La vita in zona rossa, per chi prova a rispettare le regole, è un po’così, sommersa. Letto-Computer-Cucina-Divano-Evasione al supermercato-Computer-Letto. Una catena di montaggio di cui fare una torta o allenarsi al parco diventano gli unici momenti di rottura. Non sappiamo più come impiegare il tempo, perché in un anno di vita sociale limitata abbiamo ormai visto tutto quello che volevamo vedere e letto tutto quello che volevamo leggere. L’anno scorso, almeno, avevamo l’illusione che sarebbe stata una pausa breve e che ne saremmo usciti migliori. Pensa un po’che pazzi.

S.B.

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