La gabbianella e il gatto, una storia di amore e diversità

La gabbianella e il gatto su Wikipedia
Di Io - VHS del film, Copyrighted, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=5762516

Luis Sepúlveda è morto la settimana scorsa, ucciso da quel Coronavirus che, dopotutto, non è “solo influenza”. Oggi è la Giornata mondiale del libro, io volevo raccontare una storia e ho scelto la sua più famosa. Protagonisti sono Fifì e Zorba, la gabbianella e il gatto che le insegnò a volare.

La gabbianella e il gatto: una buffa famiglia oltre i pregiudizi

Il gatto Zorba è, a tutti gli effetti, un padre adottivo e single. Per puro caso si trova a soccorrere una gabbiana ferita a morte e accetta di covare il suo uovo, crescere il pulcino e insegnargli a volare. Ma nessun altro gatto, ovviamente, cova un uovo. Così le assenze di Zorba e il suo comportamento insolito suscitano l’ilarità dei gatti (e dei perfidi topi). Questo però non impedisce a Zorba di far schiudere l’uovo e di accudire la piccola gabbiana, chiamata Fifì (Fortunata), insieme ai suoi amici Colonnello, Segretario, Diderot e Pallino. I sei insieme formano una buffa ma affiata famiglia allargata.

Ti vogliamo bene ancora di più perché sei diversa da noi (Zorba a Fifì)

Pallino e Fifì: « Io sono un gatto!»

Per Fifì, abituata a chiamare “mamma” Zorba e a vivere in mezzo ai gatti, è naturale pensare di essere uno di loro. L’appartenenza a una comunità però è qualcosa di complesso, che si basa sul soddisfacimento di una serie di criteri convenzionali che distinguono un gruppo dagli altri. In pratica, per essere considerata da tutti e senza ombra di dubbio un gatto, Fifì dovrebbe avere baffi, artigli e coda. Ma non ce li ha, come le fa notare Pallino durante una lite.

A legare Fifì ai gatti è invece un profondo affetto che la rende effettivamente un membro del loro gruppo, anche se ciò risulta incomprensibile a chi, come i topi, li osserva dall’esterno. Fifì però resta anche un gabbiano e come tale vuole imparare a volare, è nella sua natura. In sintesi Fifì è, come le dice Zorba, il primo gatto che vola. È un gatto per scelta e un gabbiano per nascita. Se dovessimo cercare la morale della favola, potremmo dire qualcosa sul far esprimere la nostra natura senza lasciare che essa ci definisca al 100%. Rubacchiando le perle di saggezza di un altro personaggio letterario, «Non sono le nostre capacità che dimostrano chi siamo davvero, sono le nostre scelte » (Albus Silente, Harry Potter e la camera dei segreti).

Vola solo chi osa farlo (Zorba a Fifì)

La gabbianella e il gatto: il ruolo (negativo) dell’essere umano

I protagonisti della storia sono tutti animali, ma anche l’uomo fa qualche (ingloriosa) apparizione.

Fin dall’inizio l’essere umano sta sullo sfondo, non apertamente ostile come i topi, guidati dal malvagio Grande Topo, ma nemmeno di grande aiuto. È innanzitutto un errore umano – uno sversamento di petrolio in mare – a portare alla morte la madre di Fifì, “uccisa dalla pazzia degli uomini che un giorno finirà per distruggere il mondo”.

Gli uomini tornano poi alla fine della storia, quando i gatti hanno bisogno dell’aiuto di uno di loro per salire in cima a un campanile e permettere a Fifì di volare. Ma non possono certo parlare a un umano qualsiasi: molti sono spocchiosi e arroganti, non concepiscono nessuno al loro pari. Serve un essere umano particolare, che capisca che anche gli altri animali hanno un animo e allora la scelta cade, inevitabilmente, su un bambino. Gli adulti, che non assecondano più la fantasia e inquinano la loro stessa casa, non capirebbero.

S.B.

*citazioni prese dal libro o dal cartone tratto da Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Luis Sepulveda.

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