Femminicidi, l’emergenza continua

femminicidi, violenza sulle donne

Cinque femminicidi in una settimana. Quattro in sole 48 ore. Il mondo è concentrato sul Coronavirus e sulla Brexit, ma in questi giorni in Italia una terza emergenza si sta palesando di nuovo in tutta la sua brutalità.

Femminicidio: che cos’è?

Il termine “femminicidio” nasce dalle parole “omicidio” e “femmina“, e indica l’uccisione di una donna da parte di un uomo solo in quanto tale(Femicide: the politics of woman killing, Diana Russell). Ammazzata perché donna, quindi. Tutte le giustificazioni che i giornali a volte riconoscono al colpevole – difficoltà economiche, crisi di coppia, depressione – sono appunto solo giustificazioni. Elementi che fanno scattare la violenza, ma che non ne costituiscono la causa più profonda. Il femminicidio è un drammatico strascico del vecchio sistema patriarcale che considerava le donne come oggetti che, per loro natura, possono essere cambiati o soppressi se non danno più piacere.

Femminicidio. Uccisione o violenza compiuta nei confronti di una donna , spec. quando il fatto di essere donna costituisce l’elemento scatenante dell’azione criminosa
(Zingarelli 2016)

Un male dalle radici profonde

Il femminicidio non è una novità del nuovo millennio, ma ha radici tanto profonde da arrivare fino alle origini della nostra civiltà.

Alcuni femminicidi, infatti, sono documentati già nell’antica Roma e anche se è difficile stabilire quale sia il più antico di tutti, la tragica fine di Sabina è certo in lizza per questo triste primato.

Lo scenario è quello della Roma dei sette re (VII secolo a.C.): una città nata da poco, che nel Lazio contende il primato alla vicina Alba Longa. E proprio per mettere fine a una guerra con Alba Longa si decide di affidarne l’esito a un duello tra tre Orazi, rappresentanti di Roma, e tre Curiazi, rappresentanti di Alba Longa.

I Curiazi riescono a uccidere due Orazi, ma il terzo con grande astuzia li trafigge a morte uno dopo l’altro. La vittoria dell’Orazio superstite segna il trionfo di Roma su Alba Longa, ma il successo è amaro per Sabina, sorella dell’Orazio ma anche moglie di uno dei Curiazi uccisi. La donna non riesce a trattenere il dolore e il fratello, brutalmente, la finisce con la spada. Non è un “classico” femminicidio con il marito nei panni dell’assassino, ma poco importa: è sempre una donna uccisa da un uomo in nome di un sistema che la subordina completamente al maschio.

Altri femminicidi risalenti all’epoca Romana sono stati ricostruiti da L’Espresso e tra questi c’è il caso di Prima Florenzia: gettata nel Tevere dal marito a nemmeno 17 anni.

Le parole del femminicidio

Scrivere di femminicidio è difficile. Si rischia di semplificare, di ricondurre tutto a “un folle gesto“, “uno scatto d’ira” o “un raptus di gelosia“. Una pazzia compiuta da uomini stanchi, disperati o addirittura troppo innamorati. In molti ricorderanno ancora il caso di Elisa Pomarelli e il suo assassino diventato un gigante buono sul Giornale.

Tutto questo però significa svalutare il fatto e, almeno in parte, giustificarlo. La lingua infatti non è neutra, ma è specchio del nostro modo di pensare. Per questo alcuni giornalisti hanno firmato un documento – il Manifesto di Venezia (2017) – che invita a non usare parole fuorvianti, come “amore”, “passione” o “raptus”, né espressioni che presentano le donne solo come oggetti del desiderio maschile.

Femminicidi vs Maschicidi

Mercoledì Libero proponeva questo titolo: Più maschicidi che femminicidi. 133 uomini uccisi in una anno, contro “solo” 128 donne. Eppure, lamentava il sottotitolo del quotidiano, non si assiste a nessuna mobilitazione per il sesso maschile. Pura polemica.

Il “maschicidio“, per poter essere equiparato al femminicidio, dovrebbe indicare l’uccisione di un uomo in quanto tale. Peccato però che questo non corrisponda al vero. Gli uomini non sono uccisi in prevalenza da loro partner o parenti. Non sono uccisi perché uomini. Questo vuol dire che non c’è, al momento, nessuna emergenza maschicidi.

Grafico Istat, Omicidi volontari e responsabili

S.B.