Facebook down

Facebook down, un pomeriggio in stile 2003 tra disperati e felicissimi

Era un lunedì come tanti, poi metà del nostro mondo digitale è andata fuori uso. Mezza giornata senza WhatsApp, Facebook e Instagram. Praticamente non sapevamo più come comunicare. Con il grande Facebook down, il nostro pomeriggio è diventato strano. Twitter, improvvisamente pieno di ventenni, ha avuto sei ore di gloria e probabilmente pure Telegram ha fatto la sua parte.

Ma, se volevamo dire qualcosa di urgente a una persona, abbiamo dovuto telefonare. Telefonare, come i genitori. Che roba particolare. Ora c’è pure uno studio che mette nero su bianco che noi Millennials odiamo telefonare. Per quel che mi riguarda, è vero. Non chiamo mai, se posso mandare un messaggio o una email, e adesso che pare sia un qualcosa di generazionale mi sento pure meno in colpa. Sul fatto che questo ci renda una ‘generazione muta‘, come ci chiamano quei ricercatori nel loro report, però, mi permetto di dissentire.

Se poi proprio non volevamo chiamare, l’altro ieri, dovevamo usare gli sms. Chi se li ricordava più questi dinosauri della comunicazione? Personalmente, credo che Tim e Poste Italiane siano le uniche due (non) persone di cui ho letto un sms negli ultimi 5 anni, almeno.

Insomma, per un pomeriggio ci siamo dovuti arrangiare a comunicare come si faceva prima che WhatsApp esistesse. Niente instant messages, niente ultimi accessi e spunte blu di lettura. Tre squilli a vuoto, due sms persi nel nulla cosmico. Un piccione viaggiatore, per chi lo aveva nel cortile. Come nel 2003, quando Marck Zuckerberg si girava i pollici da qualche parte, pensando a un’idea un po’stramba che gli frullava nella testa. Una rete sociale. Connettere le persone via Internet. Nel 2004 quell’idea era diventata Facebook.

Nelle ore di Facebook down ho sentito (o letto) di persone disperate e di altre in paradiso. Qualcuno si è buttato su Twitter, qualcun altro ha pensato che fosse il momento giusto per qualche (onestamente già sentita) tiritera su quanto siamo dipendenti dai social ecc.. Sta di fatto che il mondo si è diviso in due squadre e mezzo: chi controllava Instagram ogni cinque minuti, cercando di non andare in iperventilazione; chi sorseggiava un tè sul divano, leggendo un vecchio libro e sperando che i social non risorgessero mai; e chi, stando a metà strada tra le due situazioni appena descritte, guardava Netflix buttando ogni tanto un occhio a WhatsApp. Perché va bene il Facebook down, ma quel messaggio della crush lo volevamo proprio ricevere. Chissà che delusione per qualcuno scoprire, all’una di notte, che il messaggio non c’era. E non per colpa del buon vecchio Mark.

Sara, 23 anni, pendolare, femminista e sognatrice (ordine invertibile). Al momento studio Informazione, culture e organizzazione dei media all'Università di Bologna, nel futuro mi vedo gattara e (si spera) giornalista. Nel tempo libero, leggo di politica e coltivo opinioni impopolari. Un esempio? Sono convinta sostenitrice del mantenimento della didattica mista all'università anche dopo l'emergenza Covid-19.