Didattica a distanza, apologia della DAD

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La didattica a distanza (DAD) spesso ci ha fatto schifo. La connessione si interrompeva, i nostri compagni erano dei pallini colorati, i microfoni gracchiavano, i commenti non si caricavano. Poi, gli insegnanti: c’era quello che vedeva imbrogli ovunque (non sempre a torto), quello che sforava di 15 minuti il suo tempo, quello che non aveva mai usato una webcam nella sua vita. La didattica a distanza, innegabilmente, ci ha complicato la vita. Ma, d’altra parte, avevamo alternative durante il lockdown? La DAD, inoltre, ha innescato un domino di cambiamenti che forse varrebbe la pena di sfruttare anche a emergenza finita.

Didattica a distanza, emergenza o futuro? Pro e contro della scuola online

Le molte disuguaglianze della DAD

Lo spostamento improvviso e inaspettato della scuola online ha fatto emergere, amplificandole, molte disuguaglianze. Disuguaglianze tra scuole (o università) diverse, ma anche tra i singoli studenti. Tra chi aveva lezioni programmate con continuità, con il docente in diretta, e chi sporadici video registrati e mandati per email. Tra chi disponeva di un computer di ultima generazione e chi sul momento si è dovuto accontentare di un vecchio pc con la telecamera rotta. Si è parlato di “digital divide“(qui per approfondire) e di dis-umanizzazione della scuola. Tutto questo, innegabilmente, è vero.

Compagni e computer, solo un deficit di umanità?

Con un computer non puoi socializzare, il che rende la didattica a distanza irrimediabilmente inadatta agli studenti della scuola materna ed elementare. Ma anche per gli alunni delle medie e delle superiori: chi di noi sarebbe sopravvissuto (più o meno) indenne senza il suo compagno di banco? Con un computer non puoi neanche litigare, scambiare gli appunti o giocare a calcetto. Non puoi fare, insomma, tutte quelle esperienze che rendono gli anni della scuola formativi. L’università, però, è un’altra storia.

Molti corsi universitari sono frequentati da centinaia di studenti e, pur con alcune eccezioni, non si formano delle vere classi. Ognuno costruisce una sua rete di colleghi con cui studia e si confronta, ma è un rapporto molto diverso. Il percorso è più individualistico, più vario anche, soprattutto nelle facoltà umanistiche che consentono di scegliere buona parte delle materie da seguire.

Inoltre, ad affacciarsi all’università sono individui ormai adulti (o quasi), ragazzi di 19 anni che votano e mandano la macchina. Quindi persone che, pur soffrendo la mancanza dell’aperitivo in piazza o della pausa caffè con i colleghi, possono affrontare meglio periodi di didattica a distanza.

Università a distanza, università più equa?

Può sembrare contro-intuitivo, ma se la didattica a distanza diventasse strutturale, gli studenti più svantaggiati potrebbero trarne vantaggio.

Se le lezioni fossero accessibili anche da remoto, infatti, uno studente potrebbe iscriversi a un’università molto distante da casa sua senza necessariamente doversi sobbarcare l’onere di un affitto per tutto l’anno. E chiunque abbia provato a cercare, anche solo per curiosità, un banale posto letto a Bologna o a Milano sa che questo non sarebbe poco. A Bologna, ad esempio, ci si può considerare fortunati a trovare un posto in stanza condivisa a 250 euro al mese, spese escluse. Poter seguire i corsi da casa, raggiungendo la città universitaria solo per alcune settimane o mesi, per sostenere gli esami o partecipare a laboratori e attività pratiche, potrebbe essere una valida alternativa.

Alcune università, inoltre, come l’Alma Mater Studiorum di Bologna, hanno comprato in questi mesi molte apparecchiature innovative (microfoni wireless, sistemi di autotracking per seguire il docente nei suoi spostamenti in aula, lavagne interattive) che sarebbe uno spreco relegare in soffitta a emergenza finita.

Qualcuno, a questo punto, dirà “e i rapporti umani? e lo spritz con gli amici?”. La verità è che molti universitari li sacrificano già: i pendolari con i treni sempre in partenza, gli studenti-lavoratori con i turni da incastrare con le lezioni, i fuorisede con la bolletta in scadenza il giorno dopo. A potersi sedere assiduamente davanti a un aperitivo rilassante, fuori dall’aula, sono pochi fortunati.

Conclusioni. Didattica a distanza sì o no?

La didattica a distanza, dunque, se organizzata bene (condicio sine qua non) potrebbe migliorare un’università italiana ancora analogica e novecentesca. La vera sfida sarà integrarla a emergenza conclusa. Per gli altri gradi di istruzione, meglio tornare a rubarsi la merenda a ricreazione.

S.B.

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