Ciro Grillo, il video che offende tutte le donne

Beppe Grillo

Ciro Grillo, figlio del comico Beppe Grillo, è stato rinviato a giudizio per stupro di gruppo. Babbo Beppe, allora, ha pensato di difendere il figliolo a modo suo. Come? Con un video in cui urla molto e mortifica, in nemmeno due minuti, tutte le donne che hanno subito una violenza sessuale.

Sui fatti, che risalgono all’estate del 2019, sarà la giustizia a fare luce. La procura di Tempio Pausania, in Sardegna, dove il gruppo si trovava in vacanza, sta indagando. Non sta a noi, blogger e popolo del web, dire se Ciro Grillo sia uno stupratore o un “coglione” (cit. Grillo senior). Sul video, invece, qualcosa si può dire. Anzi, si deve dire. In 1 minuto e 40 secondi si concentrano tanti dei pregiudizi che speravamo di aver superato.

1)La donna mente, Ciro Grillo è innocente

Perché un gruppo di stupratori seriali non sono stati arrestati?[…]La legge dice che gli stupratori vengono presi e messi in galera e interrogati in galera o ai domiciliari”. Per Grillo il mancato arresto del figlio è una prova di innocenza. Per lui le autorità non hanno ordinato l’arresto perché si sono accorte che “non è vero niente”. Non c’è stato nessuno stupro, la ragazza si sarebbe inventata tutto. Ma di che legge parla Grillo? L’articolo 609 bis del codice penale, che disciplina le pene per i casi di stupro, dispone l’arresto obbligatorio per lo stupratore colto in flagrante. Ma questo non è il caso di Ciro Grillo. La denuncia, infatti, è arrivata in un secondo momento e la procura ha deciso di procedere in un altro modo. Questa, almeno, è la legge che conosco io.

2)Se la donna non denuncia subito, c’è qualcosa di strano

“Una persona che viene stuprata la mattina, al pomeriggio fa kite surf e dopo otto giorni fa la denuncia … è strano!”. Veramente, no. Lo stupro è, per la persona che lo subisce, a tutti gli effetti un trauma. E ognuno elabora i propri traumi con tempi e modi diversi. L’articolo 609 bis stabilisce che la denuncia debba arrivare entro un anno dalla violenza. In passato la “scadenza” era di sei mesi. Tempi ristretti che rendono non perseguibili molti stupri. Di testimonianze di donne che confermano questo ce ne sono a bizzeffe. Sul web e non solo. Sminuire la ragazza solo perché ha denunciato otto giorni dopo e nel frattempo ha fatto kite surf, senza strapparsi le vesti e urlare per strada, lo trovo becero. Siamo al solito “non ha urlato, non c’è stato stupro”.

3)Era consenziente, si vede

La prova madre, per Grillo, è un video che dimostrerebbe che la ragazza era consenziente. Perché “c’è il gruppo che ride”. Ridono tutti insieme, c’è consenso, “si vede“. Sono ragazzi, si stanno divertendo. Sono pure poco vestiti. A maggior ragione non può esserci stato uno stupro. Ma è la vecchia storia della “gonna corta“: se la ragazza stava lì, a ridere, insieme a quattro maschi praticamente nudi, era consenziente. Non è quello che dice lei, però. Lei ha denunciato di essere stata presa per i capelli, costretta a bere mezzo litro di vodka e poi abusata a turno dai ragazzi.

La procura di Tempio Pausania deve aver interpretato le “prove” in modo diverso dal comico, perché ha rinviato a giudizio Ciro Grillo. Le indagini proseguiranno e Grillo junior potrà essere condannato oppure assolto, ma l’offesa che il video di suo padre arreca a tutte le donne che hanno subito violenza, quella resta.

Il video è stato pubblicato da Grillo sul suo blog, su Youtube e su Facebook.

S.B.

Leggi anche: Quote rosa, servono davvero?