Calo demografico in Italia, si può invertire il trend?

Nascite e morti in Italia 1862-2016
Nascite e morti in Italia (1862-2016). Negli ultimi anni le morti hanno superato le nascite (da Wikipedia)

Calo demografico in Italia, i dati Istat

L’ultimo rapporto dell’Istat sul calo demografico in Italia non lascia scampo: il 2019 ha segnato un nuovo record negativo dall’unità d’Italia. Dal 2015 abbiamo perso circa 550mila residenti tra cervelli in fuga all’estero e decessi superiori alle nascite. In pratica, in cinque anni è sparita una città come Genova (575mila abitanti), una come Messina (230mila abitanti) sarebbe scomparsa due volte. 

Questa era la situazione al 31 dicembre 2019. Poi è arrivato il Covid-19. Specialisti e meno specialisti hanno annunciato un nuovo picco negativo delle nascite nel 2021. Tra difficoltà economiche acuite dall’emergenza e 35mila morti a causa del virus, servirebbe effettivamente un miracolo perché il divario tra nascite e morti non si allarghi ancora nella direzione delle seconde.  

Ma il calo demografico in Italia non è colpa del Coronavirus, è una malattia pregressa. 

Meno nascite, è un bene o un male?

Basta navigare un po’sui social per accorgersi che i commenti sotto i post dedicati a questo argomento sono tutti simili tra loro. C’è chi prevede la fine dell’Italia (‘un Paese senza figli non ha speranze’), chi la butta sull’ecologia (‘il pianeta è già sovrappopolato, meglio avere bocche in meno’) e chi ne fa una questione ideologica (‘la famiglia non è più un valore’) e generazionale (‘le difficoltà c’erano anche prima eppure i figli si facevano’). 

Beh, prima di essere un bene o un male, il calo demografico in Italia è un dato di fatto. Il sorpasso delle pensioni sulle buste paga e la costante diminuzione delle donne in età fertile non sono sogni ma solide realtà (cit.Immobildream). E ogni realtà va affrontata prima che giudicata. Senza facili moralismi (saremo tutti liberi di scegliere se vogliamo un figlio, no?), ma con la consapevolezza che qualcosa che non va, innegabilmente, c’è.  

 

Famiglia e carriera, facciamo un calcolo 

Gestire lavoro e famiglia è difficile. Per una generazione che conosce quasi solo il precariato, poi, rischia di diventare impossibile. Servono anni e anni per ottenere un lavoro stabile, ma la natura non aspetta. 

Intorno ai 45 anni una donna può andare in menopausa, il che significa che, per sicurezza, dovrebbe avere figli prima, se li desidera. Ma non è così facile.

Poniamo infatti che una ragazza decida di studiare all’università. Se si iscrive a 19 anni, finirà la triennale a 22 anni e la magistrale a 24. Se poi sceglie di seguire anche un master o un dottorato di ricerca, si arriva a 26 anni circa. Questo ipotizzando che tutto fili liscio. Se si verifica un ritardo anche minimo, si slitta a 27-28 anni. Poi la nostra studentessa dovrebbe finalmente inserirsi a tempo pieno nel mondo del lavoro, ma, soprattutto nel privato, non può essere già incinta a 30 anni, dopo solo un paio d’anni di lavoro, se vuole mettere a frutto i suoi studi e avanzare in carriera. Può sembrare crudele, ma ricordiamoci che in fase di assunzione non è raro sentirsi chiedere “hai in programma di avere figli a breve?”. La risposta che si aspettano, naturalmente, è “no”. Di conseguenza, restano circa dieci anni per raggiungere una posizione lavorativa appagante ed economicamente sostenibile. E dieci anni possono essere tanti come anche pochi. 

 

Famiglia e carriera, una scelta non più scontata

Alla luce dei calcoli fatti sopra, diventa più facile capire che cosa si intende quando si parla, ancora nel 2020, di scegliere tra famiglia e carriera. Ormai, però, l’esito della scelta non è più scontato e anche questo influisce sul calo demografico in Italia.

Un’indagine Istat riportata da inGenere, relativa al 2016, calcolava un 17% di donne childfree, che non includono la maternità nel loro progetto di vita. Senza figli per scelta, dunque. Questo fino a cinquant’anni fa sarebbe stato impensabile. L’immagine della donna-madre, custode del focolare domestico, perde terreno, pur opponendo una strenua resistenza al cambiar dei tempi. Al suo fianco cresce una nuova idea di donna: la donna in carriera che non rinuncia ai suoi progetti.

Calo demografico in Italia, si può invertire il trend?

Nell’immediato, probabilmente no. Al declino demografico dell’Italia contribuiscono molti fattori, sia di natura economica che socio-culturale, e non esiste una medicina dall’effetto istantaneo.

Non si può chiedere alle donne di tornare a mettere la famiglia al primo e unico posto, ma si potrebbero creare le condizioni adatte perché chi desidera dei figli non debba sacrificare le sue ambizioni. Per questo, però, servono tempo e consapevolezza: non sono venti euro in più nel bonus babysitter a fare la differenza. L’unica possibilità di invertire il trend, sul lungo periodo, è un ripensamento strutturale che agisca sul precariato, sui servizi per l’infanzia e sull’occupazione femminile. Poi si vedrà.

S.B.

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