Brexit, il Natale incerto di Londra e Edimburgo

brexit

Le elezioni del 12 dicembre hanno regalato agli inglesi un Christmas pudding particolarmente difficile da digerire. Boris Johnson ha vinto e con lui la Brexit che si farà entro il 31 gennaio, come ha garantito anche la regina Elisabetta. Tuttavia, la Brexit non ha ottenuto un vero plebiscito. Il Regno Unito è diviso e avrebbe bisogno di una guida, un po’come il vecchio Scrooge, protagonista di quel Canto di Natale (di C.Dickens) che molti rileggono (o riguardano) durante le vacanze natalizie.

Canto di Natale è la storia di un avaro che ottiene, grazie all’intercessione del socio morto, un’ultima possibilità. Scrooge riceverà la visita di tre spiriti (il fantasma dei Natali passati, il fantasma dei Natali presenti e il fantasma dei Natali futuri), poi dovrà decidere che cosa fare della sua vita. Ma cosa mostrerebbero, oggi, gli spiriti agli inglesi?

Il fantasma dei Natali passati: il rinvio della Brexit

Il giorno dell’addio della Gran Bretagna all’Unione Europea doveva essere il 29 marzo 2019, ma non è andata esattamente così. Un anno fa a Westminster Theresa May cercava un accordo che non avrebbe mai trovato. La prima bozza dell’Unione Europea, presentata a dicembre 2018, fu bocciata. Il Parlamento inglese s’impantanò sulla delicata questione del confine tra Irlanda e Irlanda del nord. Il nuovo accordo proposto da May a marzo non ha avuto una sorte migliore e la Gran Bretagna ha dovuto, volente o nolente, chiedere una proroga: divorzio spostato al 31 ottobre. Nel mezzo le dimissioni di May, il tentativo di Johnson di chiudere il Parlamento per cinque settimane, un po’di caos.

Il fantasma del Natale presente: le elezioni

Con 365 seggi su 650 i conservatori hanno stravinto. Eppure, sommando i voti ottenuti dai principali partiti anti-Brexit (laburisti, verdi, liberali, partito nazionale scozzese) si arriva a un 50,4% che rispecchia un paese spaccato in due. Per la Brexit c’è il 45,6% di conservatori e Brexit Party(il 4% rimanente è andato a formazioni minori)

Volendo commentare con un proverbio, si può dire che l’unione fa (o avrebbe fatto) la forza. Se il fronte del remain avesse trovato un collante più forte, o un leader più deciso di Jeremy Corbin (labour), la partita sarebbe stata aperta. Con questi numeri, invece, Johnson ha una maggioranza molto ampia e la Brexit sembra inevitabile. Come ha confermato la regina Elisabetta II nel discorso di apertura del Parlamento, ci sarà un nuovo accordo entro il 31 gennaio.

Video di Global News

Il fantasma dei Natali futuri: Londra più lontana

Difficile prevedere cosa accadrà dopo la Brexit. Dal 31 gennaio 2020 la Gran Bretagna, formalmente, non farà più parte dell’Unione. Serviranno nuovi accordi commerciali, soluzioni per i tanti europei che vivono e lavorano nel Regno Unito e un’idea per il confine con l’Irlanda, che è e resta parte dell’Unione. E la Scozia? Gli scozzesi hanno votato in massa per i nazionalisti e la loro leader, Nicola Sturgeon, è stata categorica: Boris Johnson non ha alcun mandato per portare la Scozia fuori dall’Ue(fonte; Dagospia.com. Peccato però che proprio Johnson non abbia alcuna intenzione di concedere alla Scozia un nuovo referendum sull’indipendenza, dopo quello fallito nel 2014.

Nel futuro della Gran Bretagna e dell’Unione Europea ci sono molte ombre. Le certezze ad oggi sono poche e tra chi ipotizza un crollo della sterlina dopo la Brexit e chi invece crede che l’economia inglese migliorerà, il colpo più duro sarà forse fare il passaporto per vedere il Big Ben.

S.B.