Body shaming, oltre i capelli di Giovanna Botteri

body shaming, "love the body you have"

Il caso Botteri-Striscia la Notizia: è body shaming?

Un servizio di Striscia la Notizia è stato accusato di body shaming. Il motivo? Ironizzava, in modo non molto riuscito, sull’aspetto di Giovanna Botteri, giornalista Rai inviata a Pechino. Nel mirino gli outfit poco originali e i capelli non troppo curati della giornalista. Tecnicamente, il body shaming è questo:

body shaming (body-shaming) s. m. inv. Il fatto di deridere qualcuno per il suo aspetto fisico. ♦ Treccani online

Troppo grasso, troppo magro, troppo basso, troppa cellulite, troppe smagliature, troppo trasandato…

Il body shaming è un effetto collaterale della nostra società dell’immagine: tutto ciò che non si avvicina al modello proposto (imposto) dalla televisione e poi amplificato dai social è oggetto di biasimo. Come una donna che non è truccata e non sembra appena uscita dal parrucchiere.

A Striscia si può concedere il beneficio del dubbio – la conclusione in studio sembra voler ironizzare più che deridere la collega – ma in ogni caso il suo servizio è solo la punta di un iceberg.

Donne in tv: l’Italia ha la “sindrome della velina”

Il problema viene da lontano e Laura Boldrini lo aveva già individuato nel 2013, quando chiese apertamente di rivedere il ruolo della donna in tv perché «solo il 2% esprime pareri, parla. Il resto è muto, a volte svestito». In pratica, un esercito di veline.

Ma il problema non sono nemmeno le veline, non in sé almeno. Il problema è la differenza tra uomini e donne: agli uomini non sarebbe mai chiesto di portare una busta in boxer, né di ballare in prima serata in mutande per poi sedersi in silenzio su un bancone. Gli uomini stanno sul palco in giacca e cravatta, professionali, e presentano. Le donne danzano seminude. Se i ruoli si invertono, si tratta quasi di eccezioni: l’unico uomo che è costantemente seminudo sullo schermo è il Bonus di Avanti un altro!

Certo, le conduttrici non sono semi-svestite. Michelle Hunziker, ad esempio, mentre commentava il servizio sulla collega Botteri, era ineccepibilmente vestita. Altre donne, come Barbara Palombelli e Lilli Gruber, guidano programmi di attualità, uscendo dal classico schema donne-gossip e uomini-politica, e questo è un passo avanti, ma non basta. Sono ancora troppo poche le donne che in tv appaiono come professioniste dell’informazione.

Botteri-Striscia: la risposta della giornalista

Dopo il servizio di Striscia, mandato in onda il 28 aprile, Giovanna Botteri ha risposto alle critiche con una lettera aperta pubblicata dal sindacato dei giornalisti Rai.

Mi piacerebbe che l’intera vicenda, prescindendo completamente da me, potesse essere un momento di discussione vera, permettetemi, anche aggressiva, sul rapporto con l’immagine che le giornaliste, quelle televisive soprattutto, hanno o dovrebbero avere secondo non si sa bene chi. Qui a Pechino sono sintonizzata sulla Bbc, considerata una delle migliori e più affidabili televisioni del mondo. Le sue giornaliste sono giovani e vecchie, bianche, marroni, gialle e nere. Belle e brutte, magre o ciccione. Con le rughe, culi, nasi orecchie grossi. Ce n’è una che fa le previsioni senza una parte del braccio. E nessuno fiata, nessuno dice niente, a casa ascoltano semplicemente quello che dicono. Perché è l’unica cosa che conta, importa e ci si aspetta da una giornalista. A me piacerebbe che noi tutte spingessimo verso un obiettivo, minimo, come questo. Per scardinare modelli stupidi, anacronistici, che non hanno più ragione di esistere. Non vorrei che un intervento sulla mia vicenda finisse per dare credibilità e serietà ad attacchi stupidi e inconsistenti che non la meritano. Invece sarei felice se fosse una scusa per discutere e far discutere su cose importanti per noi, e soprattutto per le generazioni future di donne ».

Giovanna Botteri ha centrato il problema: certi canoni superficiali e restrittivi, che ingabbiano molte donne e non solo le giornaliste, dovrebbero essere superati.

Striscia la Notizia ha respinto le accuse al mittente, sostenendo che il servizio voleva essere a favore della collega e contro gli haters che la criticavano sui social per il suo aspetto. Alcune testate, come TPI, hanno sposato la loro versione, ma, ripeto, non è questo il punto. Quel servizio è soltanto la punta di un iceberg che dovrebbe cominciare a squagliarsi.

S.B.

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